Quello che ho scoperto sul TFR chiedendo a un esperto
Ho 25 anni, ho iniziato a lavorare da meno di un anno. Tra le tante cose che ho cercato di capire in questi mesi c’è il TFR: sapevo cosa fosse, ma come funziona concretamente?
Ho deciso di farmelo spiegare da chi se ne occupa per lavoro, e mi sono rivolta a Marco Montanari, consulente assicurativo di Bianchessi e Di Giovanni. Gli ho fatto le domande che probabilmente si pone chiunque sia appena entrato nel mondo del lavoro.
Cos’è il TFR e qual è la differenza tra lasciarlo in azienda o metterlo in un fondo pensione?
Il TFR è il Trattamento di Fine Rapporto, ed è costituito da una parte dello stipendio che viene trattenuta e accantonata dall’azienda. La somma accantonata viene restituita al lavoratore alla conclusione del rapporto lavorativo.
Ma cosa succede a questi soldi nel frattempo?
Le possibilità di scelta a disposizione del lavoratore, attualmente, sono due: lasciarli in azienda o versarli in un fondo pensione.
Secondo Marco, dal punto di vista puramente numerico, la differenza è sostanziale. Se il TFR resta in azienda, questa non riconosce interessi significativi su quella somma. Se invece il TFR viene versato in un fondo pensione, genera un rendimento maggiore, perché viene investito.
In più, se il proprio contratto collettivo lo prevede, sia il lavoratore che il datore di lavoro possono versare nel fondo un contributo aggiuntivo, tipicamente nell’ordine del 2-3% mensile.
C’è anche una differenza sul piano fiscale. Se il TFR resta in azienda per tanti anni, al momento della liquidazione la tassazione segue le aliquote IRPEF ordinarie. C’è poi un elemento di rischio: se l’azienda dovesse fallire, esiste la possibilità di perdere, o tutta o in parte, quella somma accantonata.
Nel fondo pensione la tassazione finale è agevolata e decresce nel tempo, partendo da un massimo del 15% fino a un minimo del 9% per chi aderisce da più anni.
Quand’è il momento giusto per iniziare a pensarci?
Quando ho posto questa domanda a Marco la risposta è stata molto schietta: prima ce ne si preoccupa, meglio è.
Il motivo principale è proprio l’agevolazione fiscale: per più tempo si tiene il TFR in un fondo pensione, meno sarà tassato al momento della liquidazione.
Tra l’altro, non esistono limitazioni per aprire un fondo pensione, né avere un contratto a tempo determinato, né ricevere uno stipendio relativamente basso: il meccanismo non dipende da quanto si guadagna, da quanto o da dove si lavora.
Il TFR versato nel fondo è proporzionale alla retribuzione, quindi se in futuro lo stipendio aumenta, aumenterà di conseguenza anche l’importo accantonato ogni mese. Non serve aspettare di guadagnare di più per “iniziare bene”.
Se apro un fondo pensione e poi cambio azienda, cosa succede?
Anche questo è un dubbio comune per chi è all’inizio della carriera e sa che, probabilmente, cambierà lavoro più di una volta nei prossimi anni.
Marco Montanari spiega che il fondo pensione è pensato proprio per accompagnare i cambi di lavoro: ogni volta che si cambia azienda, basta comunicare al nuovo datore di lavoro di avere già un fondo pensione attivo, in modo che il nuovo TFR maturato continui ad alimentare lo stesso fondo invece di essere liquidato a ogni passaggio.
Questo è uno degli aspetti che distingue di più il fondo pensione dal TFR lasciato in azienda: se il TFR resta in azienda, ogni cambio di lavoro comporta la liquidazione di quanto accantonato fino a quel momento (con la relativa tassazione IRPEF), per cui alla fine della carriera si arriverebbe a percepire solo il TFR maturato negli ultimi anni presso l’ultimo datore di lavoro, perché il resto è già stato liquidato in precedenza. Nel fondo pensione, invece, tutto confluisce in un unico contenitore che si porta dietro nei vari passaggi di lavoro.
In conclusione, il TFR non è un tema da rimandare “a quando avrò più stabilità”. Anzi, sembra vero il contrario: più si aspetta, meno si sfrutta il meccanismo di tassazione agevolata legato agli anni di adesione.
Resta il fatto che ogni situazione personale è diversa, e che la decisione (irreversibile, va ricordato, dato che una volta spostato il TFR dall’azienda a un fondo, non si può più “tornare indietro”) merita di essere valutata con calma e magari con un confronto diretto con un consulente, prima di scegliere se e dove versare il proprio TFR.
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